Il colonnello dei carabinieri Paissan: «La pace è il più bel dono di Dio, va salvaguardata e difesa» 

Altri tre ulivi per non dimenticare 
Venerdì sera alla Martinetta una veglia per la posa degli alberi 

Per non dimenticare gli ultimi militari deceduti a Nassiriya, per ribadire l’esigenza di essere costruttori di pace. Venerdì sera in molti si sono riuniti alla chiesa aperta della Martinetta per ricordare gli ultimi tre militari italiani caduti in Iraq. Per piantare altri alberi di ulivo nell’orto degli ulivi della pace che era stato creato a maggio, a sei mesi dall’eccidio nel quale avevano perso la vita 19 militari e per la veglia della pace. L’Arma dei carabinieri ha voluto vivere insieme alla comunità civile e religiosa questi frangenti con una folta rappresentanza anche dei vigili del fuoco. E alla Martinetta è arrivato anche il tenente colonnello Gregorio Paissan, comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri: «La pace è il più bel dono di Dio - ha voluto sottolineare Paissan - un dono grande e prezioso. Deve essere voluta e ricercata, fermamente salvaguardata e difesa. Via i militari da queste zone sarebbe la fine». Poi il colonnello ha voluto rimarcare che si sceglie di partire, di andare in queste zone, per dovere, per assolvere al giuramento dato e dare, così, il proprio contributo alla comunità internazionale. Paissan ha concluso sottolineando: «Nessuno, comunque, potrà privarci del loro esempio». A celebrare la cerimonia in ricordo e a benedire i nuovi alberi era presente monsignor Virginio Fogliazza. “Siamo in molti stasera - ha detto don Fogliazza, intorno a questo nuovo orto degli ulivi desiderosi di pace. Signore, guida i propositi di chi ha responsabilità pubbliche perché si trovino sempre sentieri di pace. Alla cerimonia hanno partecipato anche esponenti del mondo politico compreso il neo-presidente della provincia di Lodi, Osvaldo Felissari. E siccome la prima reazione di fronte alla morte è il silenzio in segno di rispetto, preghiera, condivisione solidarietà, a fine cerimonia il silenzio è stato ribadito dalla tromba così come si fa in ambiente militare. Nel corso della cerimonia si è potuto anche ascoltare il canto “Nassiriya” con testo e musica di Agnese Ginocchio, cantautrice della Pace di Caserta e canti eseguiti dal coro di San Gualtero. Ed è stato ribadito più volte nel corso delle celebrazioni: il sacrificio di questi giovani ha preso anche il volto dei molti altri che in silenzio, ogni giorno, si dedicano come loro agli altri in terre lontane, ai più deboli che si trovano in situazioni di pericolo. Monsignor Fogliazza ha chiesto di ricordare tutti, nessuno escluso. Si tratta di testimoni dell’invito di Cristo ad aiutare il prossimo, nella convinzione che il prossimo non sia chi ci sta accanto, qualcuno che amiamo e conosciamo bene, ma anche chi è lontano, chi non conosciamo e ha però, talvolta, più bisogno del nostro aiuto.Flavia Mazza