Impegno
per
Agnese Ginocchio:
Solidarietà al giornalista Roberto Saviano

Aversa (Caserta)- Per il grave e vile atto di minaccia intimidatorio di sfondo camorristico perpetrato a danno della persona di "Roberto Saviano ( nella foto) " il giornalista di origine casertana, autore
del libro Gomorra,
perviene il messaggio della cantautrice pacifista Agnese
Ginocchio del movimento per
Solidarietà dunque al giornalista Roberto
Saviano, vicinanza e Pace. Roberto, come tutte le persone che
subiscono minacce delle mafie non sono soli,
Fonte: Agnese
Ginocchio -movimento per
SIAMO AL
FIANCO DI ROBERTO SAVIANO
AUTORE DEL
LIBRO “GOMORRA”,
Il
vile attacco intimidatorio
nei confronti di Roberto
Saviano dei giorni scorsi, sferrato da gente di malaffare e da camorristi
ritenutosi offesi per essere stati “nominati”
nella piazza principale di Casal di Principe, offende
e preoccupa non solo Roberto, al quale esprimiamo da subito solidarietà,
sostegno, incoraggiamento, ma anche tutti noi e quelli che si battono per una
società più giusta e solidale.
L’aver
denunciato attraverso un libro, “Gomorra”, che
pone l’accento su una camorra
imprenditrice, economica, un sistema di potere radicato, che esce dal localismo
e si globalizza con i sistemi economici mondiali legali ed
illegali, che fa i conti solo con la propria brutalità; l’aver parlato dritto
al cuore delle persone, raccontando dell’uccisione di don Peppe Diana, suscitando emozioni,
sensazioni, paura, disagio, rabbia, sdegno, non può e non deve limitare la libertà delle persone né può
mortificare l’impegno di Roberto, nè di uno
straordinario mondo del terzo settore che si batte con vitalità e passione sui
tortuosi sentieri di giustizia e pace.
Nessuno
è libero se non
tutti sono liberi e oggi, attraverso questi gesti scellerati di intimidazione,
tutti perdiamo un po’ della nostra libertà.
A
Roberto Saviano diciamo
che non è solo, ma camminano al suo fianco migliaia di persone, e tra queste
anche noi, che non vogliono arrendersi
a nessuna barbarie, che non vogliono
chinare la testa, mai, di fronte ad alcuna intimidazione.
Casal
di Principe, 13.10.06
(ricevuto da Salvatore Cuoci per “Il Comitato don Peppe Diana” Casal Di Principe-Caserta )
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La vicenda
IL COMUNE DI CASALUCE SCIOLTO PER
INFILTRAZIONI
CAMORRISTICHE
Emiliana Cristiano ( giornalista Gazzetta di Caserta )
Nel decreto del Presidente della Repubblica del 7 luglio 2006 si legge: “Considerato che nel comune di Casaluce i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 26 maggio 2002, sussistono forme di ingerenza della criminalità organizzata, rilevate dai competenti organi investigativi; constatato che tali ingerenze espongono l'amministrazione stessa a pressanti condizionamenti, compromettendo la libera determinazione degli organi ed il buon andamento della gestione del comune di Casaluce; rilevato, altresì, che la permeabilità dell'ente ai condizionamenti esterni della organizzazione mafiosa arreca grave pregiudizio allo stato della sicurezza pubblica e determina lo svilimento delle istituzioni e la perdita di prestigio e di credibilità degli organi istituzionali; ritenuto che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Casaluce”.
Un simile episodio non fa scalpore considerando che proprio
Accogliere simili episodi come routine mostra che il legame tra camorra, politica ed istituzioni oltre ad essersi rafforzato nel tempo sia ormai visto come inevitabile da gran parte della popolazione della zona che non conserva neanche più lo stupore per simili provvedimenti.
Per quanto riguarda Casaluce il Ministero dell’Interno ha nominato una triade di Commissari: il dott. Mario De Meo, prefetto a riposo, la dott.sa Stefania Rodà, viceprefetto aggiunto e il dott. Nicola Auricchio, direttore amministrativo contabile, che per diciotto mesi, avranno i poteri del Sindaco, della Giunta Comunale e del Consiglio Comunale. Saranno garantiti ed assicurati i servizi che, quotidianamente, gli uffici comunali offrono a tutti i residenti.
L’ex sindaco Antonio Proto Fedele prima di lasciare definitivamente la fascia ha scritto una lettera ai cittadini casalucesi con la “sua verità”, difendendo l’integrità morale e il lavoro svolto negli anni dall’intera macchina comunale: “Chiedo umilmente scusa a tutti e, mi auguro, di poter avere le giuste occasioni per dimostrare l’assoluta buona fede di quanti hanno con me condiviso anni di impegno, di dedizione e passione. Chi mi conosce sa che non mi nasconderò dietro il dito dell’ipocrisia abbozzando una dimessa attesa degli eventi. So bene di non essere S.Antonio e, forse, neanche uno straordinario esempio di integerrima moralità. So di avere un carattere insopportabile, d pretendere troppo da tutti, di manifestare una innata repulsione verso ogni forma di mediocrità, ma cerco di non abusare di chi reputo più debole. Non sono assolutamente capace di piegare opportunamente la testa davanti a chi, forte di posizioni dominanti, pensa di liquidare con sufficienza e mancanza di rispetto non la mia persona, ma il Sindaco di Casaluce. Che fossero “buoni” o “cattivi”. Noi, in 9 anni, abbiamo commesso leggerezze, ingenuità ed errori. Ne sono certo. Ma non ho timore di affermare che in una ipotetica “graduatoria” tendente ad evidenziare il tasso di trasparenza, di legalità, di buona fede e di ferma opposizione alla stupida strada del malaffare, Casaluce, tra gli oltre 800 Enti campani non scenderebbe più giù della 10. ma posizione”.
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L’approfondimento
NAPOLETANO E CASERTANO, INFERNO D’ITALIA
Paolo
Esposito ( giornalista Gazzetta di Caserta)
I problemi dell’agro aversano sono tipici di tutto il casertano
e il napoletano, ma ad Aversa e dintorni appaiono con
una più netta evidenza, soprattutto perché si vive come se tutto andasse bene,
come se tutto fosse nella normalità. L’illegalità diventa la regola, ma c’è chi
tenta di combatterla offrendo un’alternativa, tentando
di far riemergere questa zona da una cappa di problemi ancestrali.
Inesorabilmente però si trova a cozzare con gli interessi della stragrande
maggioranza. E’ difficile che qualcuno decida di impegnarsi per la propria
città senza avere secondi fini, per cui le iniziative
di chi vive nella cultura della legalità vengono bloccate sul nascere dagli
altri. L’inferno a pochi passi da Roma, così è stato definito l’agro aversano in un articolo apparso tempo fa su Sette, è ormai
quella parte di provincia casertana agli ultimi posti
in Europa per qualità della vita. Una colata di cemento che stringe Napoli in
una morsa, tra discariche abusive, paesi anonimi cresciuti abusivamente coi soldi per la ricostruzione dal terremoto in Irpinia. In queste terre senza identità
in cui sopravvivono macerie normanne e memorie rurali non c'è più differenza
tra legalità ed illegalità. Come in un supermercato del crimine e
dell'arte dell'arrangiarsi, per guadagnarsi da vivere non restano che i
traffici illeciti, tollerati dalla polizia (spesso corrotta) come la
falsificazione di prodotti di alta moda o la vendita
delle sigarette di contrabbando controllata dalla malavita. Le scuole sono
deserte: i bambini preferiscono vendere i fazzoletti ai semafori o fare i
cavalli che portano a destinazione la droga. Guidano l'auto a dieci anni; fanno
la fila ai botteghini dell'ippodromo; non c'è da stupirsi se i più poveri vengono divorati dai topi in tuguri dove sopravvivono con un
esercito di fratelli e se l'assistenza sociale è nelle mani di pochi operatori
senza mezzi o di istituti religiosi che ricevono cospicui proventi speculando
sulla disuguaglianza sociale. In un contesto come
questo, purtroppo, passa quasi inosservato dai media anche lo scioglimento di
un consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche
come quello di Casaluce. Come
sempre, ancora una volta i più sono stati pronti a dire “io lo sapevo”, magari
sono gli stessi che avevano dato piena fiducia all’amministrazione; altri hanno
preferito tacere; altri ancora hanno scelto di vociferare dietro gli angoli dei
corridoi del comune. Si può pensare che dopotutto si tratta di un caso
isolato, ma le notizie riportate dalla Gazzetta Ufficiale n°
181 del 5 Agosto scorso non sono confortanti e presentano un altro caso a dir
poco anomalo: “Visto
che il consiglio comunale di Casal di Principe, rinnovato nelle consultazioni
elettorali del 25 maggio 2003, è composto dal sindaco e da venti membri;
considerato che nel citato comune, a causa delle dimissioni contestuali
rassegnate da undici consiglieri, non può essere assicurato il normale
funzionamento degli organi e dei servizi; ritenuto, pertanto, che ricorrano gli
estremi per far luogo allo scioglimento della suddetta rappresentanza, il
Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento del consiglio comunale di
Casal di Principe e la nomina del commissario straordinario”. Bastano undici
consiglieri che si dimettono perché la notizia passi ai giornali come un normale
“scioglimento per motivi politici”, ma la situazione
ci fa riflettere. Ancora prima, nella settimana tra il 16 e il 23 Luglio, al
comune di Casapesenna si insediava
una commissione d’accesso per provvedere ad una serie di controlli per sospetti
di infiltrazioni camorristiche anche in questo
comune. Diamo ora un’occhiata ad alcune fonti del Ministero dell’Interno che si
riferiscono alla Provincia di Caserta: alle scorse
politiche si è recato a votare il 79,1% della popolazione. E all’ultimo
Referendum, quello sulla Costituzione Italiana, che più di tutte le altre
elezioni sarebbe dovuto interessare alla collettività?
Per quello in cabina si è recato solo il 38,1% con una media nazionale che
superava il 53%. Passiamo alle ultime elezioni comunali: a Frignano si è recato
a votare l’83,7%; a
Gricignano il 90,6%;
a Orta di Atella
l’83,1%; a Parete l’85,1%; a San
Marcellino l’86,8%; a Succivo l’84,2%. Perché
rispetto a un Referendum alle politiche troviamo una
così alta percentuale di votanti, in modo particolare per l’elezione delle
amministrazioni comunali? Da questi dati traspare, purtroppo, che è ancora vivo
il fenomeno del clientelismo, mi riferisco alla
stretta connessione tra camorra, politica ed istituzioni. Partiti,
politica e clientelismo nella nostra terra hanno viaggiato e continuano
a viaggiare sempre insieme e la responsabilità non può che essere della
vigliaccheria e dell’immoralità della politica, che fa affari, che cerca il
consenso, che fa finta di non vedere, costi quel che costi. Dal 1991 (anno in
cui è stata approvata la normativa sul commissariamento delle
amministrazioni infiltrate) al 31 maggio 2005 sono stati 135 i Comuni sciolti
per infiltrazioni di tipo mafioso. Alcuni di essi
hanno subito il provvedimento più volte, facendo contare 152 esecuzioni.
L’intervista
FRANCO NATALE SU CASALUCE
Paolo Esposito
“E’
accaduto questo a Casaluce per il comportamento di un
Sindaco che in venti anni ne ha combinate di cotte e di crude” – esordisce
Franco Natale, ex capogruppo dell’opposizione al Comune e consigliere
provinciale per oltre venti anni. “Il Comune non è stato sciolto per
infiltrazioni lampanti; l’unico camorrista in tutto questo è stato proprio
Proto Fedele, il Sindaco. Lui non ha mai dato spazio all’opposizione, si è
circondato di una banda di alza-dito che votava le
sue decisioni senza la possibilità di dibattere sulle proposte che venivano portate in assemblea. Le decisioni che venivano votate erano specialmente in materia di appalti di
lavori pubblici che adesso, col l’insediamento della commissione straordinaria,
sono tutti fermi. Ci sarà un motivo! Proto Fedele si rifugiava nella forza dei
numeri e l’opposizione in tutto ciò è diventato un fatto coreografico, privo di
valore e di fondamento. Natale ha incalzato affermando che l’ex Sindaco non ha
dato la possibilità all’opposizione di proporre suoi provvedimenti. “Proto
Fedele – continua Natale – è stato capace di mettere il bavaglio quasi a tutti
ed ha avuto sempre comportamenti oltremodo oltraggiosi. Io avrei voluto che il
mio paese evitasse questo marchio infamante per questo ho sottoscritto il
ricorso al Tar, perché mi farebbe piacere se venisse tolta a Casaluce la
macchia della camorra. Il nostro – sottolinea Natale –
è un paese morto, non c’è più nulla: lui è riuscito a uniformare e zittire la
nostra società”. Franco Natale ha concluso con una
speranza, che l’ex Sindaco e il suo seguito riconoscano le proprie colpe e
prendano atto, parole testuali, della loro assoluta incapacità. “Quelle poche
cose che hanno fatto – conclude Natale – le hanno
fatte male e purtroppo sperperando il denaro pubblico”.
L'inchiesta sui Comuni sciolti per
infiltrazioni camorristiche condotta da Paolo Esposito ed Emiliana Cristiano de
Paolo Esposito
www.paoloesposito.135.it
pafaweb@libero.it (anche contatto Msn e Skype)