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Impegno per la Pace, la nonviolenza e la Legalità

 

Agnese Ginocchio: Solidarietà al giornalista Roberto Saviano

 

     

 

Aversa (Caserta)- Per il grave e vile atto di minaccia intimidatorio di sfondo camorristico perpetrato a danno della persona di "Roberto Saviano ( nella foto) " il giornalista di origine casertana, autore del libro Gomorra, perviene il messaggio della cantautrice pacifista Agnese Ginocchio del movimento per la Pace. Di seguito le parole: "Ci sentiamo indignati e offesi. Esprimiamo tutta la nostra condanna e disgusto verso gli autori dello stesso e chiediamo loro, nel nome della Pace, di ravvedersi e di esaminare le propria coscienza prima che sia troppo tardi. Si può sfuggire al giudizio di questo mondo, ma non di certo si sfugge a quello supremo divino. Chiediamo a quei tali che pensano di zittire le 'Voci' profetiche di questo tempo di morte mediante i metodi corrotti dell' estorsione, dei ricatti, delle minacce e della violenza, frutto dell' arroganza del potere di morte, che corrompe l'animo umano e come veleno mortale lo ammazza nella sua vera dignità, di ravvedersi prima che sia troppo tardi. Il sangue  versato dai martiri per la giustizia, vittime di tutte le guerre delle mafie, a partire dal sangue dei martiri della nostra terra del sud, in particolare il nostro pensiero va alla memoria di d. Peppino Diana, Voce, Profeta di Pace e simbolo della Giustizia, grida vendetta al cospetto del cielo. Il cielo non lascia impuniti, ma ascolta sempre la Voce dei suoi figli che gridano 'Giustizia e Pace'! Chi di lama ferisce di lama ferisce. Guerra chiama guerra e violenza altra violenza. Il male si ritorce contro gli autori dello stesso con forza e intensità maggiore annientandoli tutti nel fuoco della geenna. L'iniquità perirà al suono della Giustizia e la Pace tornerà a regnare sui figli del suo popolo! Questo è il tempo della testimonianza e del coraggio di osare nel nome della Pace, perchè prevalgano i diritti della legalità.
Solidarietà dunque al giornalista Roberto Saviano, vicinanza e Pace. Roberto, come tutte le persone che subiscono minacce delle mafie non sono soli, la Pace e tutti i suoi testimoni sono  schierati dalla loro parte. Coraggio uniti nella lotta disarmante e nonviolenta del bene, certi che ad ogni oscurità prevarrà sempre la luce della Speranza! Shalom".

 

 

   

 

Fonte: Agnese Ginocchio -movimento per la Pace www.agneseginocchio.it

 

 

                                            

 

SIAMO AL FIANCO DI ROBERTO SAVIANO

AUTORE DEL LIBRO “GOMORRA”,

 

 

Il vile attacco intimidatorio  nei confronti di  Roberto Saviano dei giorni scorsi, sferrato da gente di malaffare e da camorristi ritenutosi offesi per essere stati “nominati”  nella piazza principale di Casal di Principe,   offende e preoccupa non solo Roberto, al quale esprimiamo da subito solidarietà, sostegno, incoraggiamento, ma anche tutti noi e quelli che si battono per una società più giusta e solidale.

 

L’aver denunciato attraverso un libro,  Gomorra”,   che pone l’accento  su una camorra imprenditrice, economica, un sistema di potere radicato, che esce dal localismo e  si globalizza  con i sistemi economici mondiali legali ed illegali, che fa i conti solo con la propria brutalità; l’aver parlato dritto al cuore delle persone, raccontando dell’uccisione di  don Peppe Diana, suscitando emozioni, sensazioni, paura, disagio, rabbia, sdegno, non può e non deve  limitare la libertà delle persone né può mortificare l’impegno di Roberto, di uno straordinario mondo del terzo settore che si batte con vitalità e passione sui tortuosi sentieri di giustizia e pace.  

 

Nessuno è libero  se non tutti sono liberi e oggi, attraverso questi gesti scellerati di intimidazione, tutti perdiamo un po’ della nostra libertà.

 

A Roberto Saviano  diciamo che non è solo, ma camminano al suo fianco migliaia di persone, e tra queste anche noi,  che non vogliono  arrendersi  a nessuna barbarie, che non vogliono  chinare la testa, mai, di fronte ad alcuna intimidazione.

 

Casal di Principe, 13.10.06

                                                                          

 

(ricevuto da Salvatore Cuoci per  “Il Comitato don Peppe Diana” Casal Di Principe-Caserta )

 

 

 

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La vicenda

 

 

IL COMUNE DI CASALUCE SCIOLTO PER INFILTRAZIONI

CAMORRISTICHE

 

 

    Emiliana Cristiano ( giornalista Gazzetta di Caserta )

 

 

Nel decreto del Presidente della Repubblica del 7 luglio 2006 si legge: “Considerato che nel comune di Casaluce i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 26 maggio 2002, sussistono forme di ingerenza della criminalità organizzata, rilevate dai competenti organi investigativi; constatato che tali ingerenze espongono l'amministrazione stessa a pressanti condizionamenti, compromettendo la libera determinazione degli organi ed il buon andamento della gestione del comune di Casaluce; rilevato, altresì, che la permeabilità dell'ente ai condizionamenti esterni della organizzazione mafiosa arreca grave pregiudizio allo stato della sicurezza pubblica e determina lo svilimento delle istituzioni e la perdita di prestigio e di credibilità degli organi istituzionali; ritenuto che, al fine di rimuovere la causa del grave inquinamento e deterioramento dell'amministrazione comunale, si rende necessario far luogo allo scioglimento degli organi ordinari del comune di Casaluce”.

Un simile episodio non fa scalpore considerando che proprio la Campania è in testa alla classifica delle regioni con il maggior numero di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose, per la precisione 59.

Accogliere simili episodi come routine mostra che il legame tra camorra, politica ed istituzioni oltre ad essersi rafforzato nel tempo sia ormai visto come inevitabile da gran parte della popolazione della zona che non conserva neanche più lo stupore per simili provvedimenti.

Per quanto riguarda Casaluce il Ministero dell’Interno ha nominato una triade di Commissari: il dott. Mario De Meo, prefetto a riposo, la dott.sa Stefania Rodà, viceprefetto aggiunto e il dott. Nicola Auricchio, direttore amministrativo contabile, che per diciotto mesi, avranno i poteri del Sindaco, della Giunta Comunale e del Consiglio Comunale. Saranno garantiti ed assicurati i servizi che, quotidianamente, gli uffici comunali offrono a tutti i residenti.

L’ex sindaco Antonio Proto Fedele prima di lasciare definitivamente la fascia ha scritto una lettera ai cittadini casalucesi con la “sua verità”, difendendo l’integrità morale e il lavoro svolto negli anni dall’intera macchina comunale: “Chiedo umilmente scusa a tutti e, mi auguro, di poter avere le giuste occasioni per dimostrare l’assoluta buona fede di quanti hanno con me condiviso anni di impegno, di dedizione e passione. Chi mi conosce sa che non mi nasconderò dietro il dito dell’ipocrisia abbozzando una dimessa attesa degli eventi. So bene di non essere S.Antonio e, forse, neanche uno straordinario esempio di integerrima moralità. So di avere un carattere insopportabile, d pretendere troppo da tutti, di manifestare una innata repulsione verso ogni forma di mediocrità, ma cerco di non abusare di chi reputo più debole. Non sono assolutamente capace di piegare opportunamente la testa davanti a chi, forte di posizioni dominanti, pensa di liquidare con sufficienza e mancanza di rispetto non la mia persona, ma il Sindaco di Casaluce. Che fossero “buoni” o “cattivi”. Noi, in 9 anni, abbiamo commesso leggerezze, ingenuità ed errori. Ne sono certo. Ma non ho timore di affermare che in una ipotetica “graduatoria” tendente ad evidenziare il tasso di trasparenza, di legalità, di buona fede e di ferma opposizione alla stupida strada del malaffare, Casaluce, tra gli oltre 800 Enti campani non scenderebbe più giù della 10. ma posizione”.

 

 

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L’approfondimento

 

NAPOLETANO E CASERTANO, INFERNO D’ITALIA

 

 

 Paolo Esposito ( giornalista Gazzetta di Caserta)

 

 

I problemi dell’agro aversano sono tipici di tutto il casertano e il napoletano, ma ad Aversa e dintorni appaiono con una più netta evidenza, soprattutto perché si vive come se tutto andasse bene, come se tutto fosse nella normalità. L’illegalità diventa la regola, ma c’è chi tenta di combatterla offrendo un’alternativa, tentando di far riemergere questa zona da una cappa di problemi ancestrali. Inesorabilmente però si trova a cozzare con gli interessi della stragrande maggioranza. E’ difficile che qualcuno decida di impegnarsi per la propria città senza avere secondi fini, per cui le iniziative di chi vive nella cultura della legalità vengono bloccate sul nascere dagli altri. L’inferno a pochi passi da Roma, così è stato definito l’agro aversano in un articolo apparso tempo fa su Sette, è ormai quella parte di provincia casertana agli ultimi posti in Europa per qualità della vita. Una colata di cemento che stringe Napoli in una morsa, tra discariche abusive, paesi anonimi cresciuti abusivamente coi soldi per la ricostruzione dal terremoto in Irpinia. In queste terre senza identità in cui sopravvivono macerie normanne e memorie rurali non c'è più differenza tra legalità ed illegalità. Come in un supermercato del crimine e dell'arte dell'arrangiarsi, per guadagnarsi da vivere non restano che i traffici illeciti, tollerati dalla polizia (spesso corrotta) come la falsificazione di prodotti di alta moda o la vendita delle sigarette di contrabbando controllata dalla malavita. Le scuole sono deserte: i bambini preferiscono vendere i fazzoletti ai semafori o fare i cavalli che portano a destinazione la droga. Guidano l'auto a dieci anni; fanno la fila ai botteghini dell'ippodromo; non c'è da stupirsi se i più poveri vengono divorati dai topi in tuguri dove sopravvivono con un esercito di fratelli e se l'assistenza sociale è nelle mani di pochi operatori senza mezzi o di istituti religiosi che ricevono cospicui proventi speculando sulla disuguaglianza sociale. In un contesto come questo, purtroppo, passa quasi inosservato dai media anche lo scioglimento di un consiglio comunale per infiltrazioni camorristiche come quello di Casaluce. Come sempre, ancora una volta i più sono stati pronti a dire “io lo sapevo”, magari sono gli stessi che avevano dato piena fiducia all’amministrazione; altri hanno preferito tacere; altri ancora hanno scelto di vociferare dietro gli angoli dei corridoi del comune. Si può pensare che dopotutto si tratta di un caso isolato, ma le notizie riportate dalla Gazzetta Ufficiale 181 del 5 Agosto scorso non sono confortanti e presentano un altro caso a dir poco anomalo:  “Visto che il consiglio comunale di Casal di Principe, rinnovato nelle consultazioni elettorali del 25 maggio 2003, è composto dal sindaco e da venti membri; considerato che nel citato comune, a causa delle dimissioni contestuali rassegnate da undici consiglieri, non può essere assicurato il normale funzionamento degli organi e dei servizi; ritenuto, pertanto, che ricorrano gli estremi per far luogo allo scioglimento della suddetta rappresentanza, il Presidente della Repubblica decreta lo scioglimento del consiglio comunale di Casal di Principe e la nomina del commissario straordinario”. Bastano undici consiglieri che si dimettono perché la notizia passi ai giornali come un normale “scioglimento per motivi politici”, ma la situazione ci fa riflettere. Ancora prima, nella settimana tra il 16 e il 23 Luglio, al comune di Casapesenna si insediava una commissione d’accesso per provvedere ad una serie di controlli per sospetti di infiltrazioni camorristiche anche in questo comune. Diamo ora un’occhiata ad alcune fonti del Ministero dell’Interno che si riferiscono alla Provincia di Caserta: alle scorse politiche si è recato a votare il 79,1% della popolazione. E all’ultimo Referendum, quello sulla Costituzione Italiana, che più di tutte le altre elezioni sarebbe dovuto interessare alla collettività? Per quello in cabina si è recato solo il 38,1% con una media nazionale che superava il 53%. Passiamo alle ultime elezioni comunali: a Frignano si è recato a votare l’83,7%;  a Gricignano il 90,6%;  a Orta di Atella l’83,1%;  a Parete l’85,1%; a San Marcellino l’86,8%; a Succivo l’84,2%. Perché rispetto a un Referendum alle politiche troviamo una così alta percentuale di votanti, in modo particolare per l’elezione delle amministrazioni comunali? Da questi dati traspare, purtroppo, che è ancora vivo il fenomeno del clientelismo, mi riferisco alla stretta connessione tra camorra, politica ed istituzioni. Partiti, politica e clientelismo nella nostra terra hanno viaggiato e continuano a viaggiare sempre insieme e la responsabilità non può che essere della vigliaccheria e dell’immoralità della politica, che fa affari, che cerca il consenso, che fa finta di non vedere, costi quel che costi. Dal 1991 (anno in cui è stata approvata la normativa sul commissariamento  delle amministrazioni infiltrate) al 31 maggio 2005 sono stati 135 i Comuni sciolti per infiltrazioni di tipo mafioso. Alcuni di essi hanno subito il provvedimento più volte, facendo contare 152 esecuzioni. La  Campania è la Regione da sempre in testa alla classifica, con 59 Comuni;  seguono Sicilia (36), Calabria (32), Puglia (6), Basilicata (1) e Piemonte (1), unica regione del Nord Italia ad essere stata interessata dal fenomeno. Negli ultimi tre anni sono state però soltanto tre le Regioni colpite: in testa la Calabria (9 Comuni), seguita da Sicilia (5 Comuni) e Campania (3 Comuni). In base alla distribuzione per province, capofila risulta quella di Napoli (33), seguita da Reggio Calabria (20), Palermo (18), Caserta (17). Ma nell'ultimo triennio è la provincia di Reggio Calabria a contare il maggior numero di Consigli comunali sciolti. Nel 2004, in particolare, attentati e intimidazioni a danno di politici, amministratori e imprenditori sono aumentati. A differenza dei casi registrati in Sicilia e in Campania, i Comuni calabresi in questione non erano mai stati toccati dal fenomeno e hanno avuto vita più breve rispetto a quelli delle altre Regioni: nella maggior parte dei casi, infatti, per l'applicazione del provvedimento di scioglimento non sono trascorsi più di due anni dalle elezioni amministrative. Ma le giunte comunali non sono le uniche istituzioni ad aver subito l'onta dello scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Nell'ottobre del 2005, infatti, fu sciolta l'ASL Napoli 4 che comprendeva 35 comuni suddivisi in 11 distretti sanitari per i comuni di Poggiomarino, Casalnuovo di Napoli, Nola, Marigliano, Roccarainola, San Giuseppe Vesuviano, Somma Vesuviana, Palma Campania, Volla, Acerra e Pomigliano d'Arco, per un bacino di utenti di circa 600mila abitanti. Altri Comuni sciolti, tra il napoletano e il casertano, nel corso degli anni ’90, sono stati Afragola (nel 1999); Portici e a seguire una serie di Comuni sciolti ognuno due volte: Casandrino; Casapesenna; Casal di Principe; Grazzanise; Nola; Poggiomarino; Pompei; Villa di Briano. Poi ancora abbiamo il recentissimo caso di Melito, sciolto il 22 Dicembre 2005, mentre sempre nel Dicembre 2005 il Comune di Pozzuoli è stato commissariato per sospetti di infiltrazioni camorristiche. Il 23 Luglio 2004 era stata la volta invece di Marano e nel 2003 quella di Frattamaggiore. E intanto il giornalista Roberto Saviano, già autore di Gomorra, libro-inchiesta su un territorio atipico, in cui una consistente massa preme ogni giorno per entrare nel mercato imprenditorial-criminale, considerato unica fonte sicura di vita e sostentamento per la propria famiglia, torna a far parlare su L’Espresso della sua, della nostra città. Perché quando si parla di Napoli si parla di Aversa, Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa, Casapesenna, e non solo. Una grande fetta della Provincia di Caserta contaminata dalle "attività imprenditoriali" di gente in giacca e cravatta. In molti si spacciano per politici, ma poco conoscono del vero significato di questo termine. La stragrande maggioranza dei politici qui lo fa per soddisfare gli interessi propri e dei parenti e amici che li hanno votati. A volte ci chiediamo come mai almeno il 90% dei nostri politici qui si occupino di edilizia, è possibile che sia l'unica fonte di guadagno? Si, l'edilizia fa da trait d'union tra l'attività dei politici e quella della criminalità organizzata, con dei Piani Regolatori che esistono solo su carta e le nostre città che, ormai sommerse da palazzi, non respirano più. Se negli anni '90 la camorra uccideva oggi si occupa, tra l'altro, di un'attività redditizia che, sulle prime, mostra una parvenza di regolarità, di normalità. Questo è ciò che ci spaventa! Tutto è ritenuto normale, nessuno fa nulla e la nostra terra continua a sprofondare nell'inferno più assoluto. A questo punto ci domandiamo a cosa servano tutti questi convegni in pompa magna, a cosa serve aumentare il numero delle forze di polizia, a cosa serve discutere ancora di ciò se non cambia la mentalità della stragrande maggioranza delle persone che vivono qui? Noi pensiamo che non cambierà mai e non siamo certo pessimisti, ma realisti. Leggendo i commenti all'articolo di Saviano su L’Espresso la nostra attenzione si è concentrata su uno, crudo, amaro, ma reale, di un ragazzo che si firma "Sabalota": "Mi viene da piangere, solo da piangere. Tengo 22 anni, sono di S. Giovanni a Teduccio, sono napoletano e non posso essere qualcosa di diverso, mi viene di alluccare, solo di alluccare. Tengo voglia di una vita normale, di una passeggiata normale, di essere un giovane occidentale. Mi viene di scappare, solo di scappare. Ma tengo pacienza e nun me ne vaco, nun me ne vaco, me acciressero, ma nun me ne vaco!!! Napoli, quanto vorrei lasciarti, ma restare è una questione di principio!". La nostra terra è anche questo, dicevamo, l'inferno a pochi passi da Roma.

 

 

 

L’intervista

 

 

FRANCO NATALE SU CASALUCE

 

Paolo Esposito

 

“E’ accaduto questo a Casaluce per il comportamento di un Sindaco che in venti anni ne ha combinate di cotte e di crude” – esordisce Franco Natale, ex capogruppo dell’opposizione al Comune e consigliere provinciale per oltre venti anni. “Il Comune non è stato sciolto per infiltrazioni lampanti; l’unico camorrista in tutto questo è stato proprio Proto Fedele, il Sindaco. Lui non ha mai dato spazio all’opposizione, si è circondato di una banda di alza-dito che votava le sue decisioni senza la possibilità di dibattere sulle proposte che venivano portate in assemblea. Le decisioni che venivano votate erano specialmente in materia di appalti di lavori pubblici che adesso, col l’insediamento della commissione straordinaria, sono tutti fermi. Ci sarà un motivo! Proto Fedele si rifugiava nella forza dei numeri e l’opposizione in tutto ciò è diventato un fatto coreografico, privo di valore e di fondamento. Natale ha incalzato affermando che l’ex Sindaco non ha dato la possibilità all’opposizione di proporre suoi provvedimenti. “Proto Fedele – continua Natale – è stato capace di mettere il bavaglio quasi a tutti ed ha avuto sempre comportamenti oltremodo oltraggiosi. Io avrei voluto che il mio paese evitasse questo marchio infamante per questo ho sottoscritto il ricorso al Tar, perché mi farebbe piacere se venisse tolta a Casaluce la macchia della camorra. Il nostro – sottolinea Natale – è un paese morto, non c’è più nulla: lui è riuscito a uniformare e zittire la nostra società”. Franco Natale ha concluso con una speranza, che l’ex Sindaco e il suo seguito riconoscano le proprie colpe e prendano atto, parole testuali, della loro assoluta incapacità. “Quelle poche cose che hanno fatto – conclude Natale – le hanno fatte male e purtroppo sperperando il denaro pubblico”.

 

L'inchiesta sui Comuni sciolti per infiltrazioni camorristiche condotta da Paolo Esposito ed Emiliana Cristiano de La Gazzetta di Caserta.


Paolo Esposito
www.paoloesposito.135.it
pafaweb@libero.it (anche contatto Msn e Skype)


 

 

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