LO STEMMA DELLA CITTA’ DI ALIFE

Fra storia e leggenda

di Gianni Parisi

 

Decreto del 10/6/1929 di riconoscimento da parte del Capo del Governo dello Stemma Comunale.

 

 

 

 

 

Stemma di Alife dipinto da Gianni Parisi con colori ad olio su superficie metallica (a. 1996)

 

Articolo n. 4 dello Statuto Comunale di Alife che cita lo stemma.

 

 

 

 

 

Pergamena del 1543 riportante l’immagine dello Stemma di Alife.

 

 

 

 

 

Decreto del Presidente della Repubblica di concessione del titolo di Città al Comune di Alife

 

 

 

 

 

Carta intestata del Comune di Alife riportante l’immagine dello Stemma.

 

 

 

Altra carta intestata del Comune di Alife riportante l’immagine dello Stemma, in un documento del 1935.

 

 

 

Altra carta intestata del Comune di Alife riportante l’immagine dello Stemma, in un documento del 1898.

 

 

 

Cattedrale di Alife, elefantino reggi mensola dell’archivolto romanico, XII sec.

 

 

 

Cattedrale di Alife, elefantino reggi mensola dell’archivolto romanico, XII sec.

 

 

 

 

Federico II di Svevia

 

LO STEMMA DELLA CITTA’ DI ALIFE

           Fra storia e leggenda

                                                           di Gianni Parisi

Lo stemma della città di Alife, di cui elemento centrale è l’elefante, ha

sicuramente antichissime origini che risalgono forse al XII o XIII secolo.

Nel Battistero posto a destra dell’ingresso della Cattedrale d’Alife,

è murato un archivolto del XII secolo, sorretto da due animali di misteriosa

e controversa natura. Alcuni vedono in essi le sembianze di leoni,

simbolo di forza, audacia e violenza. Le figurazioni scultoree presentano

alcuni caratteri tipici del maestoso felino: come le orecchie piccole

e tondeggianti, la forma delle orbite oculari, le lunghe e ispide vibrisse

sul muso.

Altri vedono le sembianze caratteristiche dell’elefante: la proboscide,

le lunghe zanne poste lateralmente alla bocca, il prominente labbro inferiore,

le grosse unghie sulle zampe anteriori.

Qualora le due plastiche e ieratiche sculture fossero elefanti noteremo

che l’utilizzo frequente del maestoso pachiderma, emblema di forza,

grandezza e stabilità, aveva un sicuro riscontro storico con le vicende

della Città.

Angelo Gambella, esperto di storia medievale, infatti sostiene l’ipotesi

che già nel XII secolo, il Conte di Alife, Rainulfo De Quarrel Drengot,

fregiava le proprie insegne col simbolo dell’elefante.

Si narra, che il Conte, desideroso d’abbellire la Città di nuovi e splendidi

monumenti, tra cui la nuova e maestosa Cattedrale, per accogliere le

spoglie del santo martire Sisto I, patrono della Città, abbia incaricato un

artista, forse di origine lombarda, per realizzare la decorazione scultorea

della nascente Cattedrale e scolpire i misteriosi animali a sostegno di portali

decorati con archivolti fitti di angoscianti figurazioni bibliche.

Siamo attorno all’anno 1137: il Conte era in contesa con Ruggero II

d’Altavilla; intermediario della loro diatriba era Bernardo di Chiaravalle,

che fu anzitempo suo ospite ad Alife.

- 1 -

Il Conte Rainulfo si muoveva in complesse e travagliate esperienze

legate alla coscienza che in quei tempi sempre più ispirava gli

uomini. Le testimonianze che di lui abbiamo avvalorano i suoi intenti

politico-militari ma anche culturali e religiosi. Sono altresì note le

sue qualità diplomatiche a cui fece frequentemente ricorso nella sua

vita. La scelta di Bernardo di Chiaravalle come mediatore tra lui e

Ruggero II era tra queste.

Questi uomini vissero le loro vite in modo tumultuoso, ma a volte “cristianamente”

ispirate, in quel Medioevo, nel corso del quale maturarono

e si svilupparono, alla luce di una nuova coscienza dell’uomo e del suo

destino, fervide e profonde idealità, fondamentali istituti politici, religiosi

e sociali, nuovi e fecondi interessi e indirizzi culturali. Risale, infatti, a

questo periodo di notevole e dinamico sviluppo dei Comuni l’esigenza di

fregiarsi di un emblema che affermasse la propria autonomia politica. Ed

è in questo periodo che anche i papi, con Innocenzo III (1198-1216), incominciano

a fregiarsi di uno stemma araldico, il quale oltre ad indicare la

loro nobiltà di nascita o acquisita con l’elevazione al Soglio Pontificio,

segnalava anche gli ideali e il programma pastorale del Pontefice.

L’ipotesi che l’uso dello stemma con l’elefante risalga al XIII secolo è

formulata dal prof. Giovanni Guadagno, studioso di storia locale che,

nella sua pubblicazione “I Diaz Garlon - La Contea di Alife tra il ‘400 e

il ‘500” così cita: “E fu al tempo degli Svevi, quando dominava la potente

famiglia degli Aquino (prima metà del 1200), che la città usò, forse per

la prima volta, lo “Stemma” dell’elefante (caro a Federico II) con la

sovrastante torre lignea, ed ebbe, nel dicembre del 1266, il suo primo

“Statuto” promulgato dal maestro Giustiziere Imperiale Errico Morra.”

Desumiamo, dunque, che l’elefante fosse un animale particolarmente

caro anche al grande Federico II di Hohenstaufen, “Stupor Mundi”, probabilmente

transitato in Alife in diverse occasioni. L’amore per il pachiderma

e la sua immagine è tanto evidente da ritrovarla sui vessilli sventolanti

durante le guerre contro le città ribelli del nord, nell’autunno del

1237; è chiara quando entra nella città di Cremona, dopo averla espugnata

con un sanguinoso assedio, conquistando il Carroccio e conducendolo

con un elefante bianco; è ancora evidente quando, nel dicembre dello stesso

anno, invia quel trofeo a Roma e lì viene accolto trionfalmente tra lo

stupore di tutti affascinati dall’esotico quanto inconsueto mastodonte.

- 2 -

Annuario A.S.M.V. / Studi e Ricerche

Nella Basilica di Santa Maria in Foro Claudio costruita tra l’XI e il

XII secolo, nella località Ventaroli del comune di Carinola, sono affrescate,

nella fascia decorativa dell’abside centrale, diverse immagini di

Maria fra santi, angeli ed arcangeli tra cui spiccano strani elefanti con

corpi di cavallo sormontati da torri merlate. Nella zona superiore, è

dipinto, insieme ad altre iscrizioni, il nome del committente: Pietro.

Chissà che lo sconosciuto committente volesse tramandare ai posteri la

sua origine alifana attraverso le immagini degli elefanti oppure questo

episodio è pura coincidenza, che indica solo l’influenza orientale dello

sconosciuto pittore artefice degli affreschi! Certo è che l’immagine

dell’elefante con la soprastante torre merlata è senza altro molto particolare

e solo la nostra città, in tutto il Meridione, esclusa la Sicilia, si

è sempre fregiata con questo emblema.

La più antica rappresentazione dello stemma di Alife la troviamo in

una Bolla su pergamena risalente all’anno 1543 che si conserva nell’archivio

della Cattedrale di Alife; in essa viene riprodotto, in alto, sul lato

destro del documento, all’interno di una cornice dorata e circolare, un elefante

dal colore bruno su un fondo grigio scuro, rivolto a sinistra, con la

proboscide curvata verso l’alto e portante sulla groppa, priva di gualdrappa,

un castello dorato con portale al centro sormontato da tre torri circolari,

di cui quella centrale è più alta.

Il Canonico Teologo della Cattedrale di Alife dottor Francesco Saverio

Finelli, nel suo scritto pubblicato nel 1928: “Città di Alife e Diocesi.

Cenni Storici” ci descrive in maniera piuttosto vaga l’origine dello stemma,

una cui immagine, realizzata nel 1818, è conservata nell’Archivio di

Stato di Napoli, mentre il suo significato, secondo la sua interpretazione,

lo illustra con notevole ricchezza di osservazioni: “…Siccome l’elefante

non è naturale delle nostre contrade, tutto fa supporre che la sua presenza

nello stemma d’Alife risalga e stia in Relazione colle guerre

Cartaginesi, nelle quali Annibale, che bivaccò spesso nella pianura

Alifana, inseguito dal Dittatore Fabio Massimo, si servì appunto degli

Elefanti portati dall’Africa, i quali sormontati da torri difese da soldati,

formavano il terrore dei nemici” (pag.120).

Della presenza di questi pachidermi nel territorio di Alife se ne ha

anche una misteriosa traccia; infatti, alcuni anni or sono, circolò la notizia,

non scientificamente verificata, che nei pressi del fiume Volturno,

- 3 -

Gianni Parisi. Lo stemma della Città di Alife, fra storia e leggenda

nella zona dove operavano alcune cave che svolgevano attività estrattiva

di sabbia, dal letto del fiume, fu estratta una zanna di elefante. Assodato

che non è certo un animale tipico del nostro territorio, è obiettivamente

ben difficoltoso ed azzardato sostenere che la zanna in questione appartenesse

ad uno degli elefanti di Annibale; mentre si può facilmente ipotizzare

che essa potesse appartenere ad altro pachiderma di altra epoca,

oppure che la corrente del fiume abbia potuto trasportarla nei pressi di

Alife. Ciò non toglie che il luogo del suo ritrovamento sia certamente un

caso molto particolare.

Per tornare alla certezza dei fatti storici sappiamo che nel 1620 allo

stemma di Alife viene aggiunta la corona ducale di Casa Gaetani, duchi

di Laurenzana, essendo la città divenuta loro feudo. Nel 1628, poi, alla

corona ducale viene sostituita quella principesca essendo divenuti principi

i Gaetani; è forse proprio nel XVII secolo, sotto la signoria di Casa

Gaetani, che dal campo grigio scuro dello stemma (in araldica il fondo è

detto campo), si passa al campo rosso, che secondo la simbologia araldica

rappresenta l’audacia e il valore, la verecondia, lo spargimento di sangue

in battaglia, e fu il simbolo dell’amore di Dio e del prossimo.

Fra il XVIII e il XIX secolo vi sono altre interpretazioni dello stemma:

Una è riprodotta su di una pubblicazione il cui titolo è “Regno di

Napoli in Prospettiva” di G.B. Pacichelli del 1703 che ritrae vedute di

paesi e territori del Regno di Napoli, in stampa bianco e nero. Nella veduta

di Alife, in alto a sinistra è riportato lo stemma della città; esso è di

forma “sagomata” al suo interno l’elefante porta sulla groppa un castello

con un’unica grossa torre e presenta la proboscide abbassata; lo stemma,

infine, è sormontato da corona principesca, mentre due estesi “svolazzi

ossia fasce laterali decorative, riportano la scritta “ALIFE”.

Un’altra del XIX secolo è riportata graficamente nella pubblicazione

del Canonico Finelli del 1928 (pag.119), esso è di forma “sagomata” con

svolazzi”. Al suo interno, l’elefante rappresentato di colore grigio in

campo rosso si presenta sostenente il castello sulla groppa con una gualdrappa

di colore azzurro. Lo stemma, poi, è sormontato da corona con

sette puntali e presenta in basso la scritta “CIVITAS ALIPHARUM”.

Alla fine degli anni Venti il Comune si fregia dello stemma trascritto

nei registri della consulta Araldica del 10/6/1929. Esso viene di seguito

descritto: “ Di rosso, all’elefante al naturale, gualdrappato di azzurro,

- 4 -

Annuario A.S.M.V. / Studi e Ricerche

cinghiato e frangiato di argento, sostenente una torre merlata di tre pezzi,

d’oro, aperta del campo. Ornamenti esteriori da Comune.” Nella miniatura

originale allegata al predetto decreto governativo, conservata nell’archivio

comunale, la figura dell’elefante, in campo rosso, è inscritta in uno

stemma di forma “sannitica”, (definizione araldica), inoltre esso è “rivoltato

cioè girato verso sinistra anziché a destra, caratteristica araldica,

usata nella riproduzione degli stemmi, che si ispira al modo di portare le

armi dai cavalieri in battaglia, ed è in posizione di “fermo” cioè l’animale

che posa su tutte le zampe. Sostiene un castello dorato sulla groppa, coperta

da una gualdrappa di colore azzurro, che potrebbe rappresentare la ricchezza

d’acqua del territorio alifano, con frangia argentea e con cinghia

centrale bianca, sulla quale sono affisse diverse sfere dorate. E’ comunque

doveroso sottolineare che tale ultima attribuzione (gualdrappa azzurra)

potrebbe risultare frutto di sola fantasia, occorrendo altresì, ulteriori ed

approfondite ricerche in quanto in araldica nessun ornamento è casuale o

puramente decorativo, avendo altresì ogni elemento un preciso significato.

In un atto dell’anno 1898 lo stemma di Alife è di forma “accartocciata”,

in altri, degli anni 1912, 1935, 1944, 1954, 1957, 1965, lo stemma di

Alife è di forma “sagomata”, al suo interno l’elefante, è rivolto a destra,

poggia le quattro zampe su di una superficie piana, è privo di gualdrappa e

sulla groppa porta tre grossi bastioni, di cui quello centrale è più alto. Lo

stemma è sempre sormontato dalla scritta “CIVITAS ALIPHARUM”.

Dante Marrocco nella sua Guida del Medio Volturno così descrive lo

stemma d’Alife: “Lo stemma civico rappresenta sul campo d’argento, un

elefante grigio al naturale, portante una torretta d’oro, e passante verso

sinistra su un piano rosso: significa città fortificata in pianura….”. Una

rilevante novità emerge da questa descrizione: precisamente, il campo

d’argento dello stemma, attributo mai notato su precedenti immagini;

appare, inoltre, verosimile il significato relativo al “piano rosso”, mentre

meno realistica è la definizione di “passante” che in araldica riveste il

preciso significato di figura in movimento, mentre nelle antiche rappresentazioni

dello stemma alifano l’elefante non è mai stato rappresentato

in movimento, ma sempre in posizione di “fermo”.

Nello scorcio del secolo appena trascorso, sono notevoli le trasformazioni

dello stemma alifano, benché la miniatura del 1929 ne fissi i caratteri

ufficiali, caratteri che peraltro sono stati spesso ignorati, creando

- 5 -

Gianni Parisi. Lo stemma della Città di Alife, fra storia e leggenda

notevole confusione, preferendo altre fantasiose quanto improbabili raffigurazioni

che hanno sistematicamente sostituito la miniatura originale del

1929, che risulta essere comunque l’immagine unica ed ufficiale della

Città di Alife, conservata nell’archivio comunale e dettagliatamente

descritta in precedenza.

A testimonianza che lo stemma di ogni città riporta eventi storici

importanti per ogni singola comunità, per cui è offensiva ogni superficiale

considerazione, si trascrive un significativo passo, del prof. Raffaele

Marrocco, tratto da una sua pubblicazione risalente all’anno 1926, riguardante

la storia di Piedimonte, nella quale difende la simbologia riportata

nello stemma della sua città con intelligenti argomentazioni, le quali sono

tutt’ora universalmente valide: “Appare chiaro, quindi, come i nostri avi

nello stabilire la civica impresa vollero eternare tanto i luoghi quanto i

fatti che vi si svolsero, affinché dessa rappresentasse in avvenire un documento

storico degno di fede.

Se così non fosse non sapremmo quale altro significato attribuirle;

dovremmo ritenerla che nacque, così, a caso, o per capriccio di coloro

che sopraintendevano alla cosa pubblica. Ma questa congettura va completamente

ripudiata, anche perché non si può negare che l’impresa, non

certo occorsa per un semplice motivo decorativo, servì, come servirono

tutte le altre, per distinguere il nostro dagli altri popoli dei feudi vicini,

come nei tempi romani si distinguevano per tribù. Ed allora se ne deduce

che dessa rappresenta effettivamente un documento che autentica

avvenimenti storici importanti, che i lettori ormai conoscono.

I conterranei, quindi, smettano di ripudiare la propria impresa, e ricordino

che i nostri avi, adottandola, ebbero le loro particolari ragioni per farlo.”

Il 2 Ottobre 1995 viene riconosciuto ad Alife il titolo di Città, per cui gli

ornamenti esteriori dello stemma “da Comune”, consistenti nella corona

con nove merli ghibellini (a coda di rondine), vengono adeguati a quelli “da

Città” ossia con corona dorata con cinque torri portanti merli ghibellini,

contornati dai simboli della Repubblica: a destra con fronda di quercia

verde scuro con sette ghiande d’oro, a sinistra con fronda di alloro verde

smeraldo con sette bacche d’oro e con al centro un nastro tricolore.

Infine, l’art. 4 dello Statuto Comunale approvato con deliberazione del

Consiglio Comunale n.50 del 28 Novembre 2000 protegge e disciplina

l’uso dello Stemma Civico della Città d’Alife.

- 6 -

Annuario A.S.M.V. / Studi e Ricerche

Bibliografia

GUADAGNO GIOVANNI, I Diaz Garlon - La Contea di Alife tra il ‘400 e il

‘500”, Ikona - Piedimonte Matese, 1999, pag. 11

GAMBELLA ANGELO, Potere e Popolo nello Stato Normanno di Alife,

CUEN srl Napoli, 2000

FINELLI FRANCESCO SAVERIO, Città di Alife e Diocesi - Cenni Storici,

Stabilimento Tipografico Rinascimento, Scafati, 1928, pag.119 - Ristampa

anastatica a cura dell’Archeoclub d’Italia Sezione di Alife, 1985

PACICHELLI G. B., Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1703, Ristampa

anastatica a cura di Arnaldo Forni Editore, 1996

MARROCCO DANTE, Guida del Medio Volturno, Edizioni Associazione

Storica del Medio Volturno, Piedimonte Matese, 1985, pag. 18

MARROCCO RAFFAELE, Storia di Piedimonte D’Alife, Piedimonte Matese,

1926, pag. 318

TRECCANI GIOVANNI, Enciclopedia Italiana, Vol. III, Istituto Poligrafico

dello Stato – Roma, 1950, pag.924

MARROCCO DANTE, Il Vescovato alifano nel Medio Volturno, Edizioni

Associazione Storica del Medio Volturno, Piedimonte Matese, 1979

CIELO L. R., La Cattedrale Normanna di Alife, Società Editrice

Napoletana, Napoli 1976

PONTIERI ERNESTO, Tra i Normanni nell’Italia Meridionale, Edizioni

Scientifiche Italiane, 1964

 

Annuario A.S.M.V. / Studi e Ricerche

 

 

 

Articolo n. 4 dello Statuto Comunale di Alife che cita lo stemma.