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 Il sindaco Petteruti continua a negare l’evidenza, a non dire la verità

 

 

Il sindaco Petteruti continua a negare l’evidenza, a non dire la verità. Partecipa come inconsapevole strumento a un gioco più grande di lui. Mostra ancora i muscoli su una vicenda illecita che ha fatto sprofondare la città e il territorio in una grave crisi ambientale, legale, morale e di immagine. Vorrebbe attribuire le colpe dei ritardi sulla spazzatura e sulla bonifica alle proteste, ai presidi, persino alle “celebrazioni liturgiche” di una chiesa che, come la magistratura, ha svolto supplenza per una classe politica inetta, incolta, equivoca.

Per l'illecita scelta de Lo Uttaro questa classe politica si è rimessa alle decisioni della magistratura, ritenendo forse di poter esercitare pressioni su di essa, per il clima di emergenza e di allarme che si è creato e che qualcuno tenta di sfruttare per fini indegni. Petteruti vorrebbe far credere alla pubblica opinione che la pulizia della città è dovuta alla discarica da lui voluta. Mente, basti farsi un giro per Aversa, Maddaloni, Santa Maria Capua Vetere, Marcianise o a Caserta in via Napoli, a San Benedetto, a Tuoro, a Piazza Matteotti o Piazza S.Anna, ecc. Innanzitutto perchè il servizio urbano quotidiano dipende dalla stazione di trasferenza. Un recente aggravamento dei problemi deriva piuttosto dall'inettitudine di un assessore parolaio che, a un anno e mezzo dalla fine dell’appalto con la SACE, non ha ancora provveduto a bandire gli appalti per i servizi di igiene urbana, o ad affidare, come avrebbe dovuto, il servizio all’ACSA CE3, per non parlare poi della raccolta differenziata.

Petteruti vuol fare anche credere che il ritardo sulla bonifica del cosiddetto sito di trasferenza sia dovuto alla legittima protesta della gente esasperata dalla puzza, dalle malattie e da uno Stato che non mantiene la parola data e gli impegni assunti. Qui vale la pena ricordare che nel febbraio 2001 il Commissario di governo decise di ricaricare con rifiuti anziché con terreno vegetale, come si sarebbe dovuto, la discarica realizzata dal Prefetto delegato dell’epoca e dismessa nel dicembre 1995. Le conseguenze come puzza, gas metano ecc., sono sotto gli occhi di tutti. In cambio dello sversamento lo Stato s’impegnò a “non realizzare più impianti di smaltimento rifiuti” in località Lo Uttaro. Allo Stato diede fiducia l’EDS, un’industria informatica con oltre 550 lavoratori che operava di fronte al macello comunale. Diedero fiducia gli operatori del settore della macellazione, che s'illusero di poter programmare e investire nell’unico macello di livello europeo presente e operante in Campania. Allo Stato diedero fiducia i cittadini di San Nicola e San Marco Evangelista, che di quella sciagurata scelta pagavano direttamente le conseguenze.

Ora a Lo Uttaro, come a Parapoti, lo Stato tradisce se stesso e la propria credibilità, in nome di un’emergenza creata dagli stessi governanti che negli ultimi 13 anni hanno affidato a una ditta privata la realizzazione e la gestione del ciclo dei rifiuti, basate solo su discariche e inceneritori. L’EDS ha chiuso e si è trasferita altrove. Il macello comunale è stato chiuso per decisione dell’autorità sanitaria e gli amministratori lo hanno abbandonato al vandalismo e alla ruggine. Infine su Lo Uttaro si è giunti ad una scelta illecita grazie a dichiarazioni false di pubblici funzionari.

Per giunta abbiamo un Commissariato di Governo che non riesce a garantire gli impegni assunti. Una parte della discarica deve ancora essere completata e collaudata, altro che stazione di trasferenza! E questo piccolo sindaco di questa città opportunista ed egoista che non si vuole ancora smuovere ha la faccia tosta di attribuire a noi colpe e responsabilità che sono tutte del commissario di governo e della FIBE, un’impresa privata che ha gettato nel caos la regione e ha tolto l’onorabilità a un intero popolo. Con la complicità di governanti irresponsabili e incompetenti che non osano pronunciare i nomi dei potentati che stanno dietro la Fibe: Impregilo, Gemina, Fisia-Italimpianti. Di questo si sta parlando. Ma il nostro - come capì Sciascia - è un paese senza memoria e verità. E per questo – come disse Pasolini -“cerchiamo di non dimenticare” e di ricordare cercando di suscitare quella sana indignazione da cui dovrebbero nascere la necessaria ribellione dei cittadini.

 

 

          Giuseppe Messina – Comitato Scientifico di Legambiente e Comitato Emergenza Rifiuti

   Giovanna Maietta – Comitato Emergenza Rifiuti

   Antonio Roano – Comitato Emergenza Rifiuti

   Sergio Tanzarella – Comitato Macrico

    Giuseppe Vozza – Comitato Emergenza Rifiuti

 

           Caserta, 28 Maggio 07

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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